Il progetto è nato due anni fa per premiare le realtà che coniugano diversi linguaggi artistici per promuovere il territorio e la produzione enogastronomica. E Ceretto si aggiudica il premio 2016. 

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La Buona Italia. Dal premio alla mappa

La storia della Buona Italia, che a dispetto delle apparenze niente ha a che spartire con la campagna elettorale di qualche partito politico, comincia nel 2014 con l’iniziativa dei produttori di Gavi Docg, riuniti nel Consorzio di Tutela. È dall’idea di questa enclave vinicola piemontese che due anni fa nasceva un forum di confronto tra esperti d’arte, imprenditoria e comunicazione per individuare sette buone regole (e pratiche) per valorizzare le filiere enogastronomiche italiane nel mondo. L’anno seguente, in concomitanza con Expo, seguiva l’istituzione del Premio Gavi La Buona Italia, per sottolineare l’importanza di un dialogo tra mondo del vino e del cibo con l’universo delle arti. Nel segno di una promozione culturale del territorio a tutto tondo. A questo scopo, in occasione della seconda edizione del premio, il Consorzio, in collaborazione con l’Università degli studi di Bergamo, ha realizzato una mappatura nazionale Wine, Food&Arts, per individuare le realtà italiane che sul rapporto tra arte e gusto hanno scommesso per dare vita a esperienze nuove, che fanno bene al sistema economico, turistico e culturale del territorio, indicando un importante asset strategico per il nostro Paese.

Wine, Food&Arts. Come e perché

L’indagine è stata presa in carico dal CeSTIT di Bergamo, e ha portato alla pubblicazione di un rapporto che indica le principali linee guida per implementare l’integrazione tra arte e cultura enogastronomica. Le parole chiave, nel caso delle aziende che scelgono di perseguire questo obiettivo, sono innovazione, creatività e autenticità e si concretizzano in installazioni di arte contemporanea in vigna, cantine di design, elaborazione di etichette e packaging d’autore, musei tematici del vino e del cibo. Idee che, a detta degli esperti, si rivelano vincenti in risposta alle mutate esigenze del consumatore, in cerca di un’esperienza che non si limiti al semplice consumo di un buon prodotto, ma alla possibilità di godere di un contesto unico, come quello determinato dall’incontro tra enogastronomia, arte e natura. E per fortuna, in tutta l’Italia, le iniziative e i progetti che abbinano cibo e vino ad arte e cultura sono sempre più numerose, come dimostra la mappatura in questione. Lo studio ha preso in esame 219 realtà, selezionate per qualità del prodotto, valore artistico e attenzione al territorio. Di queste, 99 sono rappresentate da musei tematici del vino e del cibo; 50 sono i festival culturali e artistici che valorizzano prodotti locali e altre forme artistiche. Ma ci sono anche le installazioni artistiche situate all’interno di aziende agricole, le rassegne d’arte organizzate da realtà del settore enogastronomico, il finanziamento di restauri, i premi d’arte e letterari di cui le aziende si fanno promotrici, le cantine vinicole che portano la firma di grandi architetti.

Vino e mecenatismo. Il Premio 2016

Nel complesso, le aziende vinicole si sono rivelate essere le più innovative e stimolanti, coprendo l’85% delle iniziative selezionate. E le regioni che ne beneficiano di più sono tutte al Nord: Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia. Ma in tutte, fatta eccezione per la Basilicata, si registrano esempi pertinenti, promossi principalmente dalle realtà che scommettono sulla qualità del prodotto. E nella maggior parte dei casi, la scommessa culturale ha influito positivamente sulle vendite e sul livello di popolarità delle aziende. Qualche esempio concreto? Oltre agli esempi più celebri delle cantine d’autore, sono molti i progetti meritevoli di piccole realtà, come la coltivazione artistica di ArteVigna o l’aperitivo con artista di Friultrota, il laboratorio creativo per bambini della formaggeria Toma e Tomi e le performance jazz di Calici di Notte, dell’azienda Moroder; e ancora le etichette poetiche della Tenuta il Corno e quelle d’artista in edizione limitata di Ornellaia, o la ricerca sulla viticoltura antica nella zona di Pompei a cura di Mastroberardino. Venti di queste realtà sono state selezionate da una giuria di esperti (Claudio Bocci, Mina Clemente, Roberta Garibaldi, Luigi Gia, Giovanna Maggioni, Giuseppe Minoia, Francesco Moneta, Maurizio Montobbio, Fabio Piccoli, Giuseppe Roma, Roberta Schira, Catterina Seia, Massimiliano Tonelli, Fabio Zanchi) per contendersi il premio La Buona Italia 2016; e la vittoria è andata a Ceretto, per l’insieme di interventi di arte contemporanea finanziati dalla celebre cantina piemontese. La menzione speciale Musei del Cibo spetta invece alla Galleria Campari di Milano, mentre per l’innovazione è stato premiato il progetto BiancoRossoGreen di Ais, che promuove il riuso dei tappi di sughero per la creazione di piccoli oggetti.

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a cura di Livia Montagnoli