Entro la vendemmia 2015 arriverà la nuova Doc interregionale del Pinot Grigio: ecco le posizioni dei consorzi del Triveneto. Operazione simile a quella della Doc Prosecco? Risponde Nicoletto: “Entrambi sono vini nati dal savoir-faire delle Venezie”.
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Ci sono modelli ciclici e periodi storici anche nel mercato vitivinicolo e nel posizionamento dei suoi prodotti. Andate e ritorni, spesso decretati da una crescente domanda, o da un’offerta riveduta e corretta. È quello che è successo col Prosecco qualche anno fa: non frutto del caso ovviamente. Ed è quello che sta avvenendo lentamente – ma non troppo – con il suo degno erede: il Pinot Grigio, ormai un vero globe-trotter. Se nome e fisionomia sono differenti, il baricentro del fenomeno non si è spostato di molto.

I NUMERI DEL PINOT GRIGIO
Siamo nel Nordest Italia: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. E gli obiettivi, come al solito, sono ambiziosissimi. Il Pinot Grigio diventerà il nuovo Prosecco? Di questo ne riparleremo tra qualche mese, intanto andiamo ai progetti non troppo futuri per il nuovo coniglio venuto fuori dal cilindro Triveneto. L’idea è quella di creare una Doc unica Pinot Grigio che riunisca le tre regioni, la cui produzione rappresenta l’85% del totale nazionale.Nel 2013, la produzione delle tre regioni è stata di circa un milione e mezzo di quintali d’uva (destinati ad aumentare di circa 800 mila quintali) per un totale di 200-250 milioni di bottiglie. Si tenga presente che il totale di ettari nazionali a pinot grigio è di circa 22 mila. Erano appena 3 mila negli anni ’90 e poco più di 10 mila nel 2000. Il Veneto ha la fetta maggiore con circa 10 mila ettari, seguita da Friuli, quasi 6 mila, e Trentino, poco sotto i 3 mila ettari.

IL CONSORZIO VINI VENEZIA
Posso annunciare” dice a Tre Bicchieri il presidente del Consorzio Vini Venezia Giorgio Piazza “che entro la vendemmia 2015 avremo uno strumento idoneo a tutelare e a regolamentare la produzione di Pinot Grigio. Pochi giorni fa l’incontro, promosso dalla Regione Veneto e accolta da Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, per gettare le basi della proposta. Le possibilità sono due: o una Doc a sé stante o inserire la denominazione all’interno di una Doc, come potrebbe essere la Doc Venezia che già raccoglie più province e regioni. L’obiettivo” continua Piazza“è poter gestire il potenziale sul mercato, bloccando la produzione per non far scendere troppo il prezzo. Da considerare che dopo il blocco agli impianti del Prosecco, tutti i produttori si sono lanciati sul Pinot Grigio e adesso ci si ritrova con un eccesso di produzione. Da ultimo l’embargo russo sui prodotti agroalimentari ha fatto sì che frutteti, meleti e quant’altro fossero trasformati in vigneti a Pinot Grigio. Si capisce quindi l’urgenza di intervenire, come allora era avvenuto col Prosecco”. E torna, quindi, il nome Prosecco. Senza dimenticare che proprio Piazza nel 2009 fu uno dei fautori della nascita della denominazione legata a doppio filo al suo territorio. Operazione possibile solo grazie all’estensione dei confini della Doc al paesino di Prosecco (nel Carso) che ne blindò la produzione. “Un’operazione i cui risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti” continua “ma col Pinot Grigio le cose sono più complicate perché si tratterebbe di una doc legata al nome del vitigno e non di una doc territoriale. Non si può, quindi, vincolarla, come fu per il Prosecco. Qua la soluzione è presentarsi insieme sul mercato”. Tutti insieme, quindi, compresi i vicini trentini con cui il consorzio veneto aveva avuto qualche piccolo screzio nei mesi passati in seguito alla costituzione della Doc Venezia (altra operazione di marketing ben riuscita dei soliti abili “commercianti veneti”), accusata di creare confusione rispetto alle Igt delle Venezie. Accusa messa a tacere dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato. “Si tratta sempre di lavorare in buona fede” conclude Piazza “ci siamo confrontati, anche in tribunale, e adesso non c’è più nessuna questione in sospeso. Anzi credo che abbiano capito il ruolo della Doc Venezia e quello che potrebbe giocare nella vicenda Pinot Grigio”.

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CONSORZIO VINI DEL TRENTINO
Osservazione quella di Piazza, che abbiamo verificato con i diretti interessati, che al momento sono sembrati possibilisti, ma non per questo meno perplessi: “Sicuramente sfruttare la Doc Venezia può essere una strada da seguire” commenta Fabio Piccoli del Consorzio Vini del Trentino “non c’è dubbio sul maggiore appeal che ha oggi a livello internazionale. Ma le domande da porci sono due: il mercato è disponibile ad accettare e ripensare a una collocazione territoriale del Pinot Grigio? E poi, è possibile garantire un’identità propria di ogni singolo territorio, affidandosi ad una denominazione interregionale? Parlo soprattutto di Friuli e Trentino dove i costi di produzione, ma anche le caratteristiche organolettiche sono legati ad altitudini e suoli differenti dal Pinot veneto. Si potrebbe pensare ad una doc interregionale per elevare la base di collocazione della denominazione. Un po’ seguendo il modello francese con basi di denominazione e poi i singoli cru”. In questo modo potrebbero essere le singole aziende a decidere come collocarsi e quale dicitura usare in etichetta, attenendosi comunque ad un disciplinare unico. Ma Piccoli avverte: “Non siamo comunque favorevoli all’omologazione, alla trasformazione del Pinot Grigio in una semplice commodity, o alla monocoltura. Cosa che il mercato può apprezzare all’inizio, per poi andare alla ricerca di novità. Insomma no al condono stile-Prosecco: presentarsi insieme di sicuro in quel caso ha premiato, ma dopo aver insistito sul nome-prodotto, non si può pretendere che adesso il consumatore capisca la differenza tra Prosecco Doc e Valdobbiadene Prosecco Superiore”. Sull’operazione Pinot Grigio, avanti quindi, ma con moderazione. Tenendo presente che, alla fine dei conti, ad avere un ruolo decisivo sulle trattative in corso saranno soprattutto i grandi gruppi, a cui toccherà rispondere alla semplice domanda: salire o non salire su questo grande treno promozionale che, però, non fa troppe fermate intermedie?

IL CONSORZIO DELLE DOC FRIULI VENEZIA GIULIA
Meno dubbi per il presidente del Consorzio delle Doc Friuli Venezia Giulia Pietro Biscontin: “Stiamo procedendo a passi veloci per arrivare al più presto a tutelare il prodotto. Al momento esistono un’infinita di Igt e Doc Pinot Grigio tutti differenti tra di loro. L’idea di base è eliminare le Igt, dove le maglie legislative sono più larghe, e aggiungere – senza eliminare – una Doc interregionale, a quelle già esistenti. Stiamo ancora discutendo sul suo nome. Ovviamente per gestirla sarà necessario un nuovo organo-consorzio delle tre regioni”. Nessuna rivalità, dunque:“Se vogliamo avere la meglio sul mercato,” conclude“dobbiamo essere uniti. Ora si tratta solo di definire le piccole cose”.

IL PARERE DI SANTA MARGHERITA
In attesa che si arrivi ad una regolamentazione ufficiale, ripercorriamo la storia del Pinot Grigio, partendo da chi, ante litteram, lo “inventò”, vinificandolo per la prima volta in bianco: l’azienda veneta Santa Margherita. “Era il 1961” ricorda Ettore Nicoletto amministratore delegato del gruppo “e la nuova sfida era trovare un vino bianco fresco, fruttato, capace di abbinarsi a una cucina che stava diventando più leggera e moderna. Gaetano Marzotto intuì le potenzialità del Pinot Grigio, così chiese al suo staff di enologi di trovare una soluzione: vinificazione in bianco e una ancora più attenta selezione delle uve”. Poi vennero i successi all’estero, negli Usa in primis, dove sbarcò nel 1979 cambiando i gusti e le abitudini del pubblico americano, a perfect storm(tempesta perfetta), per dirla con Nicoletto.E andiamo al cuore della questione: cosa ne pensa il precursore del Pinot Grigio – così come oggi lo conosciamo – della creazione di una Doc interregionale? “Come Santa Margherita reputiamo importante che il sistema produttivo voglia lavorare ancora di più sulla qualità e sulla valorizzazione del territorio. Lo spirito è costruttivo: si vuole continuare a crescere elevando a denominazione la fascia di produzione attualmente Igt. Le attuali Doc presenti – Alto Adige, Valdadige, Trentino e Collio – manterranno intatta la loro funzione e la loro caratterizzazione al vertice della piramide qualitativa. Ed è un gran bel segnale che tutta la filiera spinga in questa direzione”. Questione numero due: sarà il Pinot Grigio il nuovo Prosecco? Anche su questo Nicoletto ha le idee chiare: “Questi due grandi vini nascono dal savoir-faire delle Venezie, fatto di grandissima dedizione e di coraggio. Il lavoro paga, e questo è valso per entrambi i prodotti. Non è un caso, insomma. Ma la regolamentazione del Prosecco è arrivata per tempo ed esiste una “blindatura” legata a territorio e vitigno. Ora il Pinot grigio del Triveneto punta ad aggiungere un ulteriore tassello qualitativo al suo complessivo disegno”.

a cura di Loredana Sottile
foto: wikipedia/Mark Smith

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Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 5 febbraio
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