Franciacorta, evoluzione sostenibile. Vol. 1: il territorio

26 Ott 2015, 09:31 | a cura di Marco Sabellico

A pochi giorni dalla pubblicazione della guida di Vini d’Italia 2016, vogliamo raccontarvi di una regione i cui vini abbiamo particolarmente apprezzato durante le finali. Si tratta della Franciacorta, dei suoi vini al top della produzione italiana, e del suo modello di sostenibilità a tutto tondo.

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La Franciacorta in cifre

La Franciacorta cresce. Nel 2014 sono state vendute 15 milioni e 200mila bottiglie del metodo classico elaborato in provincia di Brescia. Questo ne conferma il ruolo di più importante denominazione di metodo classico italiano. Pensate che solo nel 2010 i numeri oscillavano intorno ai 10 milioni di bottiglie. Una attenta politica di marketing e promozione, un livello qualitativo in ascesa costante e il rientro nella denominazione di uno dei più importanti marchi della spumantistica italiana, Guido Berlucchi (che si è concentrato sulla denominazione che ha contribuito a far nascere poco più di cinquant’anni fa) hanno fatto il resto. “Crescere quantitativamente non era una delle nostre priorità”afferma Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Vini Franciacorta nonché della Ca’ del Bosco “ma è stata la conseguenza di una serie di scelte qualitative rigorose. Il livello dei nostri prodotti s’è alzato, e il mercato ha apprezzato il nostro impegno”.

 

La storia della Franciacorta

La Franciacorta ha mosso i primi passi nel 1961, quando Franco Ziliani e Guido Berlucchi hanno elaborarono le loro prime tremila bottiglie. Il successo di quelle produzioni ha inciso profondamente sul territorio. Nel 1967 nasce la Doc Franciacorta. Nel 1990 viene fondato il Consorzio (i produttori che aderirono furono 29), e nel 1995 viene varato il disciplinare della Docg.

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Oggi Franciacorta vuol dire oltre 3.000 ettari di vigne in 19 comuni, compreso quello di Brescia, e 113 cantine associate al Consorzio che rappresenta la quasi totalità della produzione. Dal 1990 il disciplinare ha subìto per tre volte modifiche mirate a elevare il livello qualitativo del prodotto, e oggi è probabilmente il disciplinare più rigoroso – a livello internazionale – per l’elaborazione di spumanti metodo classico.

 

Franciacorta oggi

Potremmo scendere nei particolari tecnici, parlare di rese per ettaro e di uva-vino (appena il 60%), dell’allungamento dei tempi di maturazione sui lieviti... Ma dopo oltre 400 assaggi per la nuova edizione della guida ci siamo resi conto che la Franciacorta è in una fase di crescita ulteriore, al di là dei parametri tecnici e dei disciplinari. Lo percepiamo nella riduzione costante delle liqueur, sempre più discrete, e dei dosaggi di zucchero che raramente superano i 5 grammi litro. Praticamente buona parte dei Brut potrebbe essere etichettata come Extra Brut... Il pinot nero, poi, un tempo una rarità tra le vigne del Sebino, sta ritagliandosi un ruolo sempre più importante: molte aziende ormai, in quella che per decenni è stata la terra dei Blanc de Blancs per eccellenza, vantano etichette a base di pinot nero in purezza, e proporzioni sempre più generose ad affiancare lo chardonnay e il pinot bianco. “Il pinot nero”spiega Zanella “oggi è più del 15% delle nostre vigne, ma è destinato a superare presto il 20%. Ed ha un ruolo sempre più importante nei Rosé. Ma stiamo anche rivalutando il ruolo del pinot bianco, un’uva che negli ultimi anni ha dimostrato di sapersi adattare meglio dello chardonnay alle temperature più calde”.

Tra queste colline tra il lago d’Iseo e il monte Orfano, insomma, non si dorme sugli allori. I lavori di zonazione si susseguono, come quelli sulle varietà (si sperimenta sugli autoctoni, anche) e i portainnesti. “Siamo lavorando sulla vitalità e sulla sofficità dei suoli, sui gas serra, sulle alternative ai pesticidi, e questo con ItaCa (Italian Wine Carbon Calculator), l’Università di Milano e l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige”ci dice il vicepresidente del Consorzio con delega sulle questioni tecniche, Silvano Brescianini, direttore generale della Barone Pizzini. Tecniche ed esperienza si sono affinate. E ogni nuova annata regala un bagaglio di nozioni preziosissime per una zona che ha “solo” cinquant’anni d’età.

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I prossimi obiettivi

Le sfide sono tante: dalla sostenibilità ambientale alla gestione del territorio. Si lavora sulla biodiversità per migliorare la fertilità dei suoli. Pensate che 1.200 dei 3.000 ettari franciacortini sono in regime biologico o in conversione, percentuale destinata a crescere velocissimamente. Ormai il diserbo è una pratica quasi in abbandono, tra queste vigne. L’ufficio tecnico lavora sulle patologie della vite e sui parassiti, con tecniche a basso impatto ambientale. Dallo scorso anno, ad esempio, si utilizzano tecniche di confusione sessuale sui parassiti, e dal 2010 vengono monitorate le emissioni di gas serra su tutta la filiera. L’obbiettivo è garantire la longevità dei vigneti. “Pensate che 1.000 dei nostri 3000 ettari di vigna hanno meno di 10 anni”aggiunge Zanella “il livello qualitativo del territorio non può che crescere ulteriormente...”. A differenza di altre denominazioni fortemente proiettate sui mercati internazionali, il Franciacorta per oltre il 90% è consumato in Italia. E prevalentemente al centro-nord. L’export riguarda appena il 9,2% della produzione. Ma è ben posizionato, e pian piano cresce.

Il primo mercato per questo vino, fuori dall’Italia, è l’esigente Giappone, dove spunta prezzi che non hanno nulla da invidiare alle più famose e blasonate cuvée del mondo. Quantitativamente siamo vicini ai massimi produttivi, se non verranno autorizzati nuovi impianti, ma quando tutti i vigneti saranno in piena produzione si supereranno i 20 milioni di bottiglie l’anno. Abbastanza per crescere in Italia, specie al Sud, e per affrontare con più decisione il mondo. Il padiglione del Franciacorta, Official Sparkling Wine di Expo 2015, proprio sul Decumano, è sempre affollatissimo, e si “sbicchiera” tanto... Chissà...

 

Terra della Franciacorta

Franciacorta non è solo vino. Sotto questa sigla si raccolgono i 18 comuni del territorio, che dal 2011 condividono un’idea di sviluppo socio-economico, tramite una strategia che ne valorizzi l’identità e un tavolo di regia pubblico-privato che la traduca in progettualità e in capacità di attrarre investimenti. Si punta sulla valorizzazione dei beni culturali e ambientali del territorio come leva per la creazione di un’economia sostenibile, che connetta la Franciacorta con altri territori a livello nazionale e internazionale. Si tratta di un risultato storico, inedito per quest’area di 146.000 abitanti, condiviso dal 90% dei consiglieri comunali, che manifesta una volontà di guardare insieme nella stessa direzione per i prossimi 20 anni. Benessere dei cittadini, limitazione dell’asfalto, dei centri commerciali e della cementificazione, rilancio delle attività artigianali, investimenti sul turismo come risorsa fondamentale del territorio, protezione delle aree naturali, armonizzazione delle norme comunali sull’uso delle sostanze fitosanitarie... Insomma un progetto globale, supportato dalle università di Brescia e Milano, che valorizza uno sviluppo urbanistico intelligente, a misura di cittadino, per rendere l’ambiente sempre più accogliente per il turismo.

 

a cura di Marco Sabellico

 

Articolo uscito sul numero di Settembre 2015 del Gambero Rosso. Per abbonarti clicca qui

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