23 Ago 2016 / 16:08

Scienza del vino. Al via un nuovo progetto italiano di innovazione in vigna in Maremma

a cura di

Droni, Dispositivi Arduino e Ozono. Con l’utilizzo di nuove tecnologie per la gestione dei vigneti, in Maremma arrivano la viticoltura e l’enologia del futuro.

Scienza del vino. Al via un nuovo progetto italiano di innovazione in vigna in Maremma

Droni, Dispositivi Arduino e Ozono. Con l’utilizzo di nuove tecnologie per la gestione dei vigneti, in Maremma arrivano la viticoltura e l’enologia del futuro.

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Un progetto di ricerca vedrà impegnati i Vignaioli del Morellino di Scansano, azienda capofila assieme ad altre realtà maremmane e in collaborazione con il DIBAF, Università della Tuscia e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con l'obiettivo di ridurre l’impatto ambientale in vigna e la produzione di vini salubri.

 

Il progetto di innovazione in vigna

Finanziato dal PIF n.8/2015 “Innovazione, Valorizzazione e Ottimizzazione della Filiera Vitivinicola dell’Area Sud della Provincia di Grosseto”, il progetto d’innovazione in vigna vede la cantina cooperativa Vignaioli del Morellino di Scansano capofila e in squadra con Fattoria Mantellassi, Fratelli Bruni, Montauto e il Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano Docg. Lo scorso mercoledì in località Diaccialone a Scansano, si è tenuta la dimostrazione in campo attraverso l’uso di ozono, droni, sensori e Internet delle Cose (IoT). Il progetto, della durata di due anni, che permetterà di gestire la vigna minimizzando l’impatto ambientale, si avvale della direzione scientifica di Fabio Mencarelli, Professore Ordinario di Enologia presso l’Università della Tuscia e della collaborazione della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Un team di ricercatori che fanno capo a queste due istituzioni ha sviluppato prototipi e tecniche che includono l’uso dell’ozono in vigna e in cantina e le più moderne tecnologie, grazie a droni e sensori.

 

L’uso dell’Ozono

L’utilizzo dell’ozono e dell’acqua ozonizzata in viticoltura rappresenta una tecnica alternativa o di supporto all’utilizzo delle sostanze chimiche tradizionali nella difesa da patogeni e parassiti, e nella sanificazione delle cantine. È dimostrato che l’ozono ha una funzione disinfettante e sanificante sulle foglie e induce una maggiore resistenza sulla pianta. Viste le sue caratteristiche, l’obiettivo è quindi quello di creare un’alternativa valida e sostenibile ai trattamenti chimici. Il fatto che l’ozono non lasci residui permette poi di trattare la vigna anche pochi giorni prima della raccolta, senza alcun rischio per il consumatore. Nell'ambito del progetto è previsto lo sviluppo di un prototipo per il trattamento della vigna e il gas sarà applicato anche in cantina, sia per ridurre o eliminare l’impiego di solfiti nel vino, sia per le attività di disinfezione e sanificazione di strumenti e aree di produzione, permettendo in questo caso di recuperare le acque utilizzate e prive di residui, per una gestione ottimale delle risorse.

 

Il drone

Negli ultimi anni la ricerca si è rivolta sempre con più attenzione all’utilizzo dei droni nella cosiddetta Precision Farming. La viticoltura di precisione, una branca dell'agricoltura di precisione, individua i punti di forza e di debolezza di un vigneto in modo da ottimizzarne il rapporto con l’ambiente, consentendo al vitigno stesso di esprimere le sue potenzialità genetiche. Il che si traduce con produzione di vini di elevata qualità, ma con il minor impiego di risorse energetiche. L’impiego dei droni serve a descrivere in tal senso la variabilità vegetativa del vigneto, allo scopo di disegnare mappe di vigore - un indice che esprime la velocità di accrescimento dei germogli, correlato alla fertilità del suolo - che poi l'agronomo utilizza per dare indicazioni al viticoltore su come agire. Questo strumento ha la capacità di mappare un ettaro di vigneto in 6 minuti. Il drone di proprietà del DIBAF (Prof. G. Scarascia Mugnozza) è dotato di una camera iperspettrale e uno scanner 3D capace di “fotografare” il vigneto pianta per pianta, ricavando informazioni relative appunto a vigoria, stress idrico e altri dati fisiologici del vigneto. Le mappe create dal drone verranno poi assemblate in un mosaico a formare il totale del vigneto.

 

Internet delle cose

Se il drone acquisisce informazione principalmente di tipo remoto, la necessità di avere risposte direttamente dalle foglie, dai grappoli e dal terreno è l'altro obiettivo del progetto. In particolare saranno impiegati sensori portatili con lettura nell'infrarosso (NIR-AOTF di proprietà del DIBAF) per la mappatura della qualità delle bacche e saranno sviluppate delle piattaforme microsensoriali collegati a una scheda Arduino, una piattaforma hardware low-cost programmabile, con cui è possibile creare circuiti (quasi) di ogni tipo per molte applicazioni, soprattutto in ambito di robotica e automazione. Arduino nasce a Ivrea, nel 2005, da un'idea dell’ingegnere elettronico e professore universitario Massimo Banzi. La scheda è in grado di interagire con l'ambiente in cui si trova ricevendo informazioni da una grande varietà di microsensori. Sensori che, in questo caso, saranno selezionati dal team DIBAF (di assegnisti supportati finanziariamente dal progetto stesso) guidato dal Dott. Bellincontro. Anche questi serviranno a monitorare nel dettaglio il vigneto creando delle stazioni microclimatiche che archivieranno tutti i dati su una scheda di memoria SD (come quelle delle fotocamere) per poi comunicarli via bluetooth agli operatori, anche a distanza.

Tutti questi dati raccolti attraverso i dispositivi Internet of Things (IoT, ovvero Internet delle cose), permetteranno di costruire una mappa di prescrizione, grazie alla quale basterà impostare il trattore per intervenire solo dove e quando necessario. Ne consegue quindi un impatto ambientale minimo, visto che i trattamenti sono ridotti all’indispensabile, ma anche un’evidente riduzione dei costi dei trattamenti per proteggere le piante. E tutto questo con un vantaggio finale per il consumatore.

Del resto, come dichiarato durante la presentazione da Benedetto Grechi, presidente dei Vignaioli del Morellino di Scansano, “la tutela del consumatore per noi viene prima di tutto. È per questo che già prima di questo progetto ci siamo impegnati in questi anni per la certificazione della tracciabilità di prodotto e per misurare e ridurre l’impronta di carbonio dei nostri vini”. I Vignaioli del Morellino di Scansano sono anche fra le aziende pilota ad aver aderito al progetto VIVA Sustainable Wine del Ministero dell’Ambiente.

Uno degli aspetti più interessanti di questo progetto, oltre alla valenza innovativa e scientifica, è il fatto che vede una squadra di produttori con un obiettivo comune. Perché come ha dichiarato Benedetto Grechi “è solo in gruppo, solo lavorando in squadra che si può andare avanti e affrontare il mercato”.

a cura di Alberto Grasso 

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