22 Mar 2012 / 12:03

Assaggi volanti/Louis Bovard

Inauguriamo la rubrica Assaggi volanti, proponendovi una serie d'incontri con pruduttori internazionali. Ciascuno presenterà un solo vino, raccontandoci i motivi della scelta, storie, aneddoti. Quattro i continenti, si parlerà sempre inglese.



bovard

Inauguriamo la rubrica Assaggi volanti, proponendovi una serie d'incontri con pruduttori internazionali. Ciascuno presenterà un solo vino, raccontandoci i motivi della scelta, storie, aneddoti. Quattro i continenti, si parlerà sempre inglese.



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Siamo a Lavaux sulle rive settentrionali del lago Lemano, per i francesi è il lago di Ginevra. Qui, nel cantone di Vaud, da 10 generazioni la famiglia Bovard valorizza alcuni vigneti panoramici: terrazze, con pendenze anche del 90%, che si affacciano sull'acqua. In alcuni casi i terrazzamenti sono così stretti da poter accogliere solo singoli filari di piante. E' uno spettacolo naturale, dal 2007 se n'è accorto anche l'Unesco, che l'ha incluso nella lista dei Patrimoni dell'Umanità.



In occasione del ProWein a Dusseldorf, abbiamo incontrato Louis Bovard, proprietario del Domaine e paladino dello chasselas, il vitigno autoctono di queste valli, cui ha dedicato anche un luogo ad hoc: il Conservatorio mondiale dello chasselas, oltre 3.000 metri quadri di terra dove sono accolte ben 19 varietà di chasselas differenti.

Chiediamo a Louis di scegliere per noi un vino a lui caro, dopo pochi istanti arriva con una bottiglia del suo Dezaley Grand Cru 2002. Ci spiega che i suoi terreni sono costituiti da strati di rocce sedimentarie, alternati da strati di argilla e calcare. Con i suoi modi formali d'altri tempi, versa il vino e ci racconta: "Lo chasselas è una varietà con otre 2.000 anni di storia, il suo sviluppo in europa s'intreccia con le vicende dei Re di Francia".


E nel bicchiere? "Dà luogo a vini estremamente delicati, composti, con basse gradazioni alcoliche e modesti apporti acidi". Eppure sono espressioni capaci di straordinario invecchiamento, come il caso di questo Grand Cru 2002. Il colore ha ancora toni scarichi e brillanti, si apre lentamente, con sensazioni appena pronunciate d'agrume e di timo. E' un vino sussurrato, sottile, che poggia su sfumature di erbe aromatiche e di fiori gialli. Non ha grande profondità, dalla sua grazia e armonia. E poi il finale, segnato da gentili venature sapide. A volte per raccontare non c'è bisogno di urlare.


Domaine Louis Bovard
La Maison Rose, Place d'Armes 2
Cully 1096
Svizzera



Lorenzo Ruggeri
Video di Francesca Ciancio

22/03/2012

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