Upperhand Gin. Il gin prodotto in Irlanda da due italiani

29 Mar 2021, 18:14 | a cura di
Un veneto e un'italo-scozzese si sono trasferiti in Irlanda per produrre il loro gin. È la prima tappa di un viaggio che li porterà in Scozia, per aprire una distilleria dove produrre il loro Upperhand Gin e altri spirits, tra cui uno Schotch Whisky.

Quante vite si possono vivere durante una sola esistenza? Domanda filosofica mai banale, ma che porta con sé il peso delle scelte di ognuno di noi. Soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo attraversando, in cui chiunque - almeno per un minuto - si è trovato a confrontarsi con l'idea di “reinventarsi”, in via ipotetica o reale. La storia di Upperhand Gin è interessante proprio per quello che simboleggia, ed è a modo suo la dimostrazione della resistenza alle avversità che sanno dimostrare due dei comparti più duramente colpiti da questa pandemia, ovvero il mondo dell’hospitality e quello dello sport.

Ma proviamo a partire dal principio, ovvero da un tatami nel cuore del Veneto dove anni fa un ragazzino sognava di diventare uno sportivo professionista.

upperhand gin produttori

Il primo protagonista: il campione di judo

Il primo protagonista di questa storia è Alberto Borin, ormai conosciuto da tutti come Bert. Come il suo cognome fa intuire, nasce nel cuore rurale del Veneto (Santa Teresina, una frazione del comune di Noventa di Piave), in uno scenario immerso nei vigneti. In lui sono forti quella caparbietà e diligenza tipici dei veneti, quella dedizione che rende questa regione tra le più produttive d’Italia. Eppure lo sguardo di Bert inconsapevolmente guarda molto più lontano, verso un altro popolo disciplinato e serio sul lavoro, ovvero il Giappone. La strada per scoprire questo paese passa per lui attraverso il judo, uno sport iniziato da ragazzo e diventato con il tempo il grande motore della sua quotidianità, con il crescere della sua carriera sportiva. Nel 1996 arriva terzo agli Italian National Championships under 18, e da lì in poi la competizione si alza di livello. Negli anni seguenti, i trofei e le competizioni a livello nazionale ed estero si susseguirono, e con essi i risultati: 4 titoli nazionali a squadre e 2 nazionali assoluti, le prestigiose partecipazioni ai campionati del mondo e agli europei, senza contare i numerosi piazzamenti in tornei internazionali. Eppure, tra un ippon e l’altro, nella mente di Bert nascevano nuove passioni e germogliavano vecchie tradizioni, come la distillazione, che aveva conosciuto fin da piccolo nelle vigne di pinot grigio e cabernet di famiglia, tecnica per la quale il padre era stato il suo primo grande maestro per quello che riguardava la grappa. Ma perché tutto questo diventasse un percorso di vita e non solo un pensiero sopito, bisogna attendere l’arrivo della seconda protagonista di questa storia, ovvero sua moglie.

La seconda protagonista: l'italo-scozzese

Claudia nasce a Stirling, in Scozia, ed è fin da subito una cittadina del mondo: la madre, originaria di quelle terre, è cantante d’Opera e arriva in Italia grazie al suo talento, con una borsa di studio. Qui incontra il futuro padre di Claudia, capitano di Marina. I due si sposano e dopo aver fatto nascere la figlia nel Regno Unito, decidono di stabilirsi in Toscana.

Anche Claudia ha le radici che affondano nella distillazione: la famiglia della madre, i Lafferty, erano infatti originari di Donegal, nel Nord Ovest dell’Irlanda, da cui partirono nei primi del Novecento per cercare fortuna in Scozia, dedicandosi alla coltivazione di patate, alla produzione di alcol e alla costruzione di botti.

Upperhand_gin

La nascita di Upperhand Gin

Il progetto di vita di Bert e Claudia, conosciutisi in Italia e sposatisi, va oltre al semplice piano di molte neo famiglie di acquistare una casa in comune e pagare le rate della macchina: il sogno di entrambi è quello di tornare a quella radice che gli accomuna, la distillazione, e di poterne fare un lavoro a tutti gli effetti. Decidono dunque di trasferirsi in Scozia, e di cominciare a studiare un gin che possa rappresentare la loro storia. Nell'ottobre 2017 nasce Upperhand, distillato su loro ricetta da una piccola distilleria di Tipperary, in Irlanda. Questo distilled dry gin, ottenuto da un doppio processo di distillazione, contiene al suo interno soltanto tre botaniche (oltre all’indispensabile ginepro toscano): basilico ligure, bucce di limoni siciliani e aneto irlandese.

La fortuna di Upperhand Gin

Il progetto, partito inizialmente con una produzione di sole 3000 bottiglie, viaggia oggi sulle 36 mila unità, con una distribuzione che si propaga in 10 diversi mercati tra Europa, Medio Oriente e Canada. Sicuramente nell’affermazione di questo gin hanno giocato un ruolo anche l’attenzione ai dettagli di comunicazione, come la bottiglia di design dal riconoscibilissimo color tiffany, o l’etichetta ispirata alle carte dei tarocchi. Il nome scelto viene da un’espressione “Get the upper hand” che significa in ambito sportivo quando la squadra sfavorita, detta “underdog”, vince contro ogni pronostico.

Il futuro di Upperhand Gin

Se si nasce come “underdog” e si arriva a un risultato, il rischio è quello di perdere la fame iniziale e sedersi sugli allori. Ma uno sportivo sa che ogni traguardo è il primo passo per la sfida successiva, e le intenzioni in tal senso paiono ben chiare: in primo luogo a Upperhand verranno a breve affiancati nuovi prodotti che allargheranno la proposta, per poi arrivare al vero grande step, ovvero aprire una propria distilleria in Scozia dove continuare la produzione dei gin, ma cominciare anche a lavorare per creare un proprio Schotch Whisky.

Le volte le seconde vite possono essere ambiziose e stimolanti come le prime, e quelli che sembrano momenti di stop sono solo rincorse per prepararsi a spiccare il grande salto, nella direzione di un sogno di qualità.

https://www.upperhandgin.com/en/?r=1

a cura di Federico Silvio Bellanca

foto di Fabio Polimeni

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