Tutti gli attori della filiera vitivinicola devono «assumersi le proprie responsabilità» di fronte all’attuale fase di mercato. Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc, interviene con un appello collettivo sulla necessità per l’Italia vitivinicola di un taglio alle produzioni in vista della prossima raccolta. La fase è delicata, come è stato sottolineato sul settimanale Trebicchieri del Gambero Rosso dell’11 giugno.
In vista del prossimo raccolto, i Consorzi delle Dop, stretti tra una serie di difficoltà che vanno dai dazi Usa al calo delle vendite in Gdo, hanno intrapreso letteralmente una corsa contro il tempo per evitare la sovrapproduzione e pericolosi squilibri domanda-offerta. Alcune sigle sindacali, come Unione italiana vini, preoccupate di fronte a un mercato del vino saturo hanno avanzato nelle scorse settimane delle proposte concrete su cui basare la discussione al Tavolo vino ministeriale, appellandosi a un patto di filiera. Il Masaf, dal canto suo, è chiamato a fare una necessaria sintesi delle posizioni della base produttiva (grandi gruppi industriali, piccole imprese private, società cooperative), col ministro Francesco Lollobrigida che si è detto aperto a ogni ricetta possibile a patto che ci sia unanimità.
«Gli enti di tutela – secondo il presidente Bonaldi – devono continuare a svolgere un ruolo centrale nella gestione del potenziale produttivo delle Dop, attraverso una più puntuale definizione delle rese produttive e l’adozione degli strumenti di gestione previsti dalla normativa (Il Testo unico del vino; ndr), per adeguare l’offerta alle reali dinamiche della domanda e contrastare gli squilibri determinati dalle eccedenze». Questo però non basterebbe a sanare il problema: «Parallelamente, è necessario intervenire – sottolinea – anche sul comparto dei vini generici, rivedendo le deroghe oggi esistenti in materia di rese e introducendo efficaci sistemi di controllo e sanzione per gli operatori che non rispettano i limiti stabiliti».
Un tema, questo, su cui la filiera vitivinicola nazionale si interroga da anni e che è tornato in auge nei mesi scorsi dopo la scelta del Tavolo vino dell’Abruzzo di adeguare al rialzo (e parificarla a quella delle regioni confinanti) la resa dei vini generici, per soddisfare le richieste del mercato dei vini da tavola sia italiano sia straniero.

Poi l’apertura di Federdoc agli espianti, che in Francia sono ampiamente utilizzati. «Guardiamo con favore – afferma il presidente Bonaldi – a programmi di estirpazione volontaria di lungo periodo, accompagnati dall’impegno a non reimpiantare le superfici interessate, nelle aree meno competitive o caratterizzate da condizioni produttive marginali». Secondo la Confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle Dop dei vini italiani, si tratta di misure che «possono contribuire a riequilibrare strutturalmente il potenziale produttivo nazionale, ma devono essere sostenute – conclude il presidente – attraverso risorse nazionali dedicate, senza gravare sui fondi Ocm, che devono continuare a finanziare competitività, investimenti, innovazione e promozione delle Ig sui mercati».
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