Berebene

La giovane vignaiola del Cilento che produce un grande bianco dai vigneti del nonno

Nell'azienda di Francesca Fiasco si intrecciano eredità familiare e sensibilità contemporanea. Tra vini caratteriali e identitari, ecco il nuovo bianco che racconta con immediatezza il volto più autentico del territorio

  • 26 Aprile, 2026
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Nel cuore più autentico del Cilento, tra colline che raccontano secoli di lavoro contadino e una straordinaria biodiversità, prende forma una realtà vitivinicola giovane ma già fortemente identitaria. Siamo a Felitto, in località Campanaro, all’interno del Parco Nazionale del Cilento, dove nel 2015 nasce ufficialmente l’azienda di Francesca Fiasco. Un progetto che, tuttavia, affonda le sue radici in una storia familiare ben più antica, fatta di esperienza agricola e conoscenza profonda del territorio.

Francesca Fiasco: la continuità familiare come valore fondante

Alla base dell’azienda vi è una forte continuità generazionale. Francesca ha saputo trasformare l’eredità ricevuta in una visione contemporanea, senza mai perdere il legame con il passato. I nonni, ancora oggi attivamente coinvolti nel lavoro in vigna, rappresentano non solo la memoria storica, ma anche un presidio fondamentale di sapere agricolo: emblematica è la figura del nonno Luigi che, a oltre novant’anni, continua a lavorare tra i filari, testimoniando una dedizione rara e autentica e dando consigli che sono frutto di una antica saggezza rurale.

Un terroir vocato tra altitudine e biodiversità

I vigneti aziendali si estendono per poco più di sei ettari, tra terreni di proprietà e in affitto, distribuiti su colline comprese tra i 250 e i 450 metri di altitudine. Le parcelle si sviluppano intorno alla cantina, a Felitto, ma anche a Castel San Lorenzo e Roccadaspide, nel cuore del Cilento, in prossimità del Monte Cerzito e non lontano dal fiume Calore. Questo contesto pedoclimatico si rivela particolarmente favorevole per la viticoltura, permettendo di valorizzare al meglio un patrimonio ampelografico ampio e diversificato. La filosofia produttiva si fonda su un equilibrio tra tradizione e apertura. Accanto ai vitigni simbolo del territorio – aglianico, aglianicone, fiano, falanghina, coda di volpe – trovano spazio alcuni ospiti, come il sangiovese o il piedirosso, ma anche varietà internazionali quali merlot e cabernet sauvignon.

La svolta enologica e la ricerca dell’identità

Un passaggio chiave nella crescita qualitativa dell’azienda arriva nel 2016 con l’ingresso dell’enologo Emiliano Falsini. Il suo contributo ha rafforzato una visione produttiva già ben definita: dare vita a vini capaci di raccontare il territorio con precisione, senza artifici. L’approccio si traduce in una lettura autentica del Cilento, dove ogni etichetta diventa espressione diretta del luogo di origine. In cantina, si punta quindi a interventi minimi ma rigorosi. Le fermentazioni avvengono spontaneamente, senza l’impiego di lieviti selezionati, per preservare l’identità delle uve e per l’affinamento si utilizzano soluzioni modulari che vedono protagonisti tanto le botti da 50 ettolitri, quanto i tonneau in rovere francese, oltre che l’acciaio.

Il nuovo e ottimo vino di Francesca Fiasco: Apifero ’24

La produzione è, volutamente, contenuta. La gamma aziendale, fino allo scorso anno, si concentrava su tre vini rossi, Ersa, Mércori e Principe Diphesa, e un bianco, il Lapazio. Durante il Vinitaly dello scorso anno, però, Francesca ha lanciato una nuova etichetta, Apifero, che, nella versione 2024, abbiamo avuto modo di assaggiare per le nostre pubblicazioni  Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso,, dove ha ottenuto i Due Bicchieri Rossi, e BereBene 2026 del Gambero Rosso, che lo ha premiato per un invidiabile rapporto qualità prezzo.

Apifero 2024 – Francesca Fiasco
Punteggio: 93/100

Il nome di questo vino trae ispirazione da una rara orchidea selvatica che cresce spontaneamente tra i filari dell’azienda, caratterizzata da un fiore sorprendente che richiama nella forma il corpo di un’ape, un dettaglio naturale che racchiude perfettamente lo spirito del progetto: autenticità, legame con la terra e identità.

Si tratta di un bianco pensato come porta d’ingresso alla gamma aziendale, un vino sincero e semplice ma di sicuro non banale. La base è costituita da falanghina per l’80%, affiancata da un mosaico di altri vitigni – tra cui moscato, trebbiano toscano, moscatella e altre varietà – che contribuiscono a definirne la personalità. La vinificazione avviene in acciaio, ovviamente con fermentazioni spontanee. Al naso si distingue per un profilo aromatico originale, dove note agrumate e floreali si intrecciano con una speziatura insolita e intrigante, dominata da richiami di curcuma e sfumature gialle. Al palato è dinamico e scorrevole, ma al tempo stesso dotato di una buona consistenza. Il sorso è luminoso, pienamente mediterraneo, e restituisce una sensazione di equilibrio tra freschezza e materia, rendendolo un vino di grande piacevolezza.

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