Lo sapevate che

Che cosa è la spaghettata gelato, il dolce anni Ottanta che in Abruzzo non è mai scomparso

Nato quasi per caso in Germania alla fine degli anni Sessanta, lo Spaghettieis è arrivato sulle coste abruzzesi diventando uno dei dolci estivi più riconoscibili dell’Adriatico

  • 07 Maggio, 2026
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La spaghettata gelato è uno di quei dolci che sembrano fermi agli anni Ottanta, ma in Abruzzo non ha mai smesso di circolare. Tra la provincia di Pescara e quella di Teramo la si trova nelle gelaterie del lungomare come un classico retrò, senza presentazioni. Semplicemente come parte del menu di bar e gelaterie, ordinata d’istinto tra chi la ricorda da bambino e chi la scopre per la prima volta. Fili bianchi di gelato artigianale alla vaniglia pressati fino a imitare gli spaghetti, salsa di fragola al posto del pomodoro, cioccolato bianco grattugiato a fare le veci del parmigiano. L’effetto è teatrale, arriva al tavolo e inganna tutti. Ma la storia degli Spaghettieis non ha nulla di studiato. Nacque per caso, in una gelateria di Mannheim da un ragazzo italiano che cercava solo un modo per battere la concorrenza.

Come nasce lo Spaghettieis, il gelato che sembra un piatto di spaghetti

Nel 1969 Dario Fontanella, allora diciassettenne, trasformò un’intuizione nata durante una vacanza in montagna in uno dei gelati più riconoscibili d’Europa. Figlio di una famiglia di gelatieri veneti trasferitasi in Germania negli anni Trenta, Fontanella prese spunto da un dessert alla castagna, il mont blanc, e ne ribaltò la logica in una coppa che univa due grandi simboli della cucina italiana, il gelato e la pasta. La costruzione era già parte del racconto. Base di vaniglia ben fredda, pressata con una sorta di schiacciapatate. Sopra, una salsa di fragole fresca e densa e scaglie di cioccolato bianco. Un gioco di percezione prima ancora che di gusto. 

Il passaggio che rende il gelato dei fili, foto Esistimfluss, CC BY-SA 4.0 da Wikimedia Commons

Il successo fu immediato, ma sfuggì di mano quasi subito. Senza brevetto, lo Spaghettieis diventò di tutti. Fontanella continuò a lavorare – arriverà a guidare un’attività con 45 dipendenti e 120 gusti – ma l’invenzione aveva già preso una strada propria, attraversando i confini, cambiando nome a seconda del Paese e entrando in Italia in silenzio, estate dopo estate.

A rendere ancora più naturale la sua diffusione fu il contesto. Negli anni Sessanta, le gelaterie con i tavolini all’aperto avevano trasformato il gelato in una piccola esperienza di vacanza urbana. Per molti clienti tedeschi la coppa di gelato non era soltanto un dessert, ma un frammento di estate italiana. Qualcosa che richiamava il sole, le ferie trascorse sulla costa adriatica e quell’idea di Italia che negli anni del boom passava anche attraverso il gelato. Un dolce diventato quasi per caso una specie di cartolina commestibile capace di parlare insieme di italianità, desiderio di vacanza e cultura pop.

Il dolce rétro che continua a vivere sulle coste dell’Adriatico

Una ciotola di spaghetti gelato, foto di Markus Spiske su Unsplash

In Abruzzo questo dolce non è mai stato percepito come un corpo estraneo. Nelle gelaterie della costa adriatica, da Montesilvano a Martinsicuro, gli spaghetti gelato sono diventati parte delle abitudini estive. Lo dimostrano insegne storiche come la Gelateria 490 di Montesilvano, dove la “spaghettata” è parte dell’offerta, e il Vallese di Martinsicuro, dove la foto degli spaghetti di gelato è diventata quasi un piccolo segno di identità. Lungo la costa, insomma, questo dolce non vive come curiosità importata, ma come classico che ha l’estetica del ricordo ma la vitalità di un prodotto che continua a parlare al presente. È questa persistenza a spiegare perché lo Spaghettieis tenga ancora sul litorale abruzzese. Un successo che non dipende soltanto dall’effetto nostalgia, ma da una consuetudine più profonda con il gelato artigianale come rito estivo e piccolo gesto condiviso.

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