Il video

Una delle trattorie più amate d'Italia racconta le richieste più strane dei clienti

In un video natalizio Trippa Milano mette alla berlina i capricci degli ospiti, da "posso avere la torta di mele senza mele" a "pago in contanti, mi fate un bello sconto?" fino a "ma quando vi allargate?"

  • 19 Dicembre, 2025
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“E’ proprio vero che a Natale da Trippa siamo un po’ più buoni”. Inizia così il “musicarello” con cui la celebre insegna milanese, tra le trattorie più celebrate (e desiderate) d’Italia, ha deciso celebrare sui propri canali social il decimo Natale della sua storia. Una canzoncina semplice semplice ma meno zuccherosa delle sue apparenti buone intenzioni. Il brano si rivela infatti l’occasione per regolare un po’ di conti con la clientela. E meno male che per le feste Diego Rossi, Pietro Caroli e compagnia “sono un po’ più buoni”. Figuriamoci se fossero stati un po’ più perfidi.

 

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Novantotto secondi al veleno

Il video, della durata di 1 minuti e 38 secondi, vede protagonisti tutti i membri dello staff, che a turno salutano il loro pubblico accanto a un albero di Natale rappresentato da un grande Arbre Magique indirizzandogli un augurio malizioso che trasforma la canzoncina in un cahier de doléance nei confronti degli ospiti e delle loro richieste più assurde. “Un nostro augurio un po’ speciale, lo faremo con parole e suoni. Vorremmo arrivasse anche alla gente, che fa richieste un po’ particolari, a cui rispondiamo “Sì, certamente”, ma con uno sforzo senza eguali”, recita l’inizio del motivetto.

Diego Rossi nel video di Trippa

L’elenco delle doglianze

Il catalogo è questo. La prima dedica è “a te che mi metto in un angolino” a cui arriva il “buone feste da Radi che ti versa il vino”. La seconda va a chi “la torta di mele si può avere senza mele?” che si becca la dedica “da Pier e dal nostro Michele”. Poi tocca a chi “pago in contanti, mi fai un bello sconto?”, che si aggiudica i “sorrisi da Gianni che ti porta il conto”. Ecco poi coloro che “siamo in due ma ci sono anche tre bimbi” ai quali giungono gli “auguri da Islam, certo da entrambi”. Quindi è la volta di chi “io prendo le tagliatelle al burro e basta”, a cui arriva “un bacio da Andrea che prepara la pasta”. E ai tirchi che “dividiamo un vitello in sei per iniziare” giungano gli “abbracci da Diego e Gianluca che son lì a cucinare”. Urge poi occuparsi di chi “un giro d’amari offerti sarebbe una chiusura perfetta!”, che si vedono recapitare gli “immensi auguri da Ulisse, Valenti e anche da Betta!”. Chiusura con la categoria di quelli che “perché non vi allargate per prendere più persone?” a cui va il “Buon Natale da Pietro che ha scritto questa canzone”.

Un frame del video con il mitologico vitello tonnato

Analisi spietata

Canzone che non vincerà Sanremo né sarà disponibile su Spotify, ma che rappresenta la più spietata analisi del rapporto tra chi sta sulle trincee opposte del grande mondo della ristorazione, un filo passivo-aggressiva a causa dell’apparente buona intenzione degli auguri, ma alla fine abbastanza ironica e ficcante (magari su qualche barra Pietro avrebbe dovuto lavorare un po’ di più, ma pazienza, non è mica Fedez).

Un frame del video-canzoncina di Trippa

E quelli che da Trippa non trovano posto?

Ora però: la canzone è dedicata a quella piccola fetta di fan di Trippa che un tavolo nel locale in via Vasari lo ha pur sempre trovato, e sappiamo bene quanto la prenotazione da Trippa sia una montagna inscalabile per i più. La maggioranza silenziosa dei trippologi è composta da quanti da anni bramano uno slot qualsiasi giorno a qualsiasi orario alla tavola di Diego Rossi senza esserci mai riusciti. Sono loro, i non-clienti, quelli che alimentano il mito di Trippa con la loro frustrazione (“ma chi si credono di essere?”), con le loro maldicenze (“tanto poi agli amici scommetto che un tavolo lo trovano sempre”), con la loro sottovalutazione da volpe-e-uva (“ma alla fine io mangio meglio dallo Zozzone sotto casa”), con il loro rassegnato realismo (“il migliore ristorante è quello a cui puoi accedere, non quello impossibile”. Anche loro, poverini, meriterebbero una loro canzoncina. Confidiamo nel lato B.

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