Il racconto

A Sanremo il ristorante che cucina senza aglio per “aiutare” i cantanti (tra Raf e Morandi)

A due passi dall’Ariston, Tipico è diventato il rifugio gastronomico di cantanti e addetti ai lavori: piatti leggeri, trofie al pesto senza aglio e storie dal dietro le quinte del Festival

  • 27 Febbraio, 2026
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Durante la settimana del Festival, a Sanremo si mangia con il cronometro in mano. Pochi minuti tra una prova e un’intervista, l’abito già pronto in camerino, la voce da preservare. Questo è ciò che fanno i cantanti, ma anche tutto il carrozzone che si muove dietro l’industria musicale. È in questo equilibrio delicato tra palco e piatto che Tipico, ristorante a pochi passi dalla movimentata piazza Bresca e dall’Ariston, è diventato uno degli approdi preferiti di cantanti, manager e addetti ai lavori. 

Franco Ventimiglia è il proprietario e una delle anime del locale. Una vita trascorsa in un altro settore, quello del tessile, e poi il richiamo familiare è stato più forte di tutto. Suo nonno, infatti, aveva aperto nel 1919 La Pignese, uno dei primi ristoranti della Città dei Fiori oggi gestito da suo fratello, con cui condivide l’andirivieni mangereccio della kermesse più famosa d’Italia.

«La settimana prima del Festival è la più bella», dice. «I cantanti sono più tranquilli, si lasciano andare. Possiamo parlare davvero». È in quei giorni sospesi che nascono le confidenze, come quelle con Brunori Sas, o le chiacchiere leggere con Raf, arrivato con i figli, tra racconti di paternità e “nonnità” che accorciano le distanze: «Gli ho raccontato la mia esperienza da nonno e lui mi dice che i suoi figli non ne fanno». Tante chiacchiere e forse meno cibo vissuto con leggerezza, è quello che contraddistingue la settimana sanremese degli artisti e di chi davvero non ha il tempo di fermarsi per un secondo in più. 

Piatti leggeri e rigorosamente senz’aglio

Se c’è una regola non scritta durante il Festival , infatti, è questa: si mangia leggero.  Una delle cantanti in gara (il nome è top secret), ad esempio, ha scelto di stare lontana dal caos: Franco, come lo chiamano tutti affettuosamente, fa per lei la spesa, gliela porta in una villa a pochi passo da Sanremo, e via con una cucina semplice. Per il resto pasti leggeri e quasi niente alcolici. «

Sono tutti molto attenti», spiega Ventimiglia. «Di giorno vogliono cose semplici, leggere. Hanno mezz’ora, quaranta minuti per mangiare». Per questo i piatti che vanno per la maggiore sono quelli più digeribili: il carciofo di Sanremo, che «lo mangiano tutti, tutti, tutti», sottolinea Franco , e soprattutto le trofie al pesto senza aglio. Una scelta tecnica, quasi strategica. «Forse siamo tra i pochi in Liguria a farle così», dice.

Senza aglio risultano più leggere, perfette per chi deve cantare poche ore dopo. Il basilico arriva in piantine fresche ogni mattina, viene tagliato al momento e trasformato in un pesto profumato ma delicato. Non a caso Amadeus è venuto qui per tre anni consecutivi proprio per quelle trofie (e chissà se lo ritroveremo presto tra quei tavoli, visto che si vocifera di un suo ritorno all’Ariston). Una fedeltà gastronomica che dice molto del ruolo silenzioso che la cucina gioca nella macchina perfetta del Festival.

Ricordi e chiacchiere 

Tra gli episodi più teneri c’è quello che riguarda Gianni Morandi. Una sera, seduto a tavola con la moglie, lanciò una sfida scherzosa: «La Tarte Tatin come la fa mia moglie non la fa nessuno». In cucina raccolsero il guanto e gliela prepararono. Morandi, divertito, finì per ammettere che quella di Tipico era «veramente top».

Quest’anno, racconta Ventimiglia, è il figlio Tredici Pietro a frequentare il locale: «Un ragazzo pulito, carinissimo, viene tutte le sere, sta sulle sue». Un passaggio di testimone anche lontano dai riflettori. I ricordi sono tanti e racchiusi in questi nove anni di attività. Come quella sera con Pupo che a un certo punto partì con la sua canzone più famosa e il locale si trasformò in un coro spontaneo, con la gente fuori a cantare con le braccia alzate. O il boato improvviso che annunciò l’arrivo di Fiorello, capace di incendiare l’atmosfera anche solo entrando dalla porta. E se si parla di golosità pura, Franco non ha dubbi: Giorgia è letteralmente impazzita per le frittelle di mele. «In questi giorni la nostra cucina è un po’ più frettolosa del solito» confessa con un certo timore. Noi però l’abbiamo provata e possiamo garantirne la bontà: ingredienti freschissimi e preparati in un modo incredibilmente semplice. E no, non abbiamo sentito la mancanza dell’aglio. 

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