Qualche giorno fa, un amico collezionista d’arte mi ha scritto su WhatsApp: ยซChe palle ste finess per forza alternative, io so burino e me ne vantoยป. Scherzava (spero) rispondendo una foto che gli avevo mandato, il Costardiโs condensed tomato rice, ovvero il risotto al pomodoro che non ha nulla di particolarmente strano se non che รจ servito in un barattolo, omaggio a Andy Warhol (via Bob Noto). Un tipo di commento a cui sono abituata, ma che mi ha stupito perchรฉ detto da uno che in casa ha un paio di Balla, un Vedovamazzei, due Accardi (e non solo). Pensavo fosse piรน semplice approcciare a un cappuccino di seppia di Alajmo che a un Giulio D’Anna. Invece no, e poco importa se il piatto in questione รจ solo un buon risotto con pomodoro, parmigiano e basilico: basta il contesto a renderlo non gradito. Ho provato ad approfondire ricevendo solo spiegazioni generiche.

La risposta vera e semplice รจ che le persone sono diffidenti e spesso un po’ ostili verso certa cucina, evidentemente a un certo punto la ristorazione piรน che esclusiva (non lo รจ sempre e comunque molto meno dell’arte) รจ diventata escludente. Non facciamo niente perchรฉ venga capita: il nostro mondo non parla che a se stesso. Quando usiamo un linguaggio piรน democratico le cose cambiano.
Si รจ visto a Torino, durante Buonissima, una manifestazione che negli anni sta scalfendo anche la tradizionale cautela dei torinesi coinvolgendoli in un programma che parte dalle superstar della cucina ma riesce ad arrivare a tutti. Quest’anno c’era Rasmus Munk dell’Alchemist di Copenaghen, uno per cui si fanno file di mesi (salvadanaio permettendo), che a Torino ha portato i suoi piatti provocatori tra costumi d’epoca, videomapping, lirica e danza: evidentemente non per tutti. Ma accanto a questo c’era un programma fittissimo, con oltre 100 appuntamenti e ancor piรน chef coinvolti, grandi nomi di tutto il mondo e osti di rango che sotto la Mole hanno animato un carosello dove il grande patrimonio cittadino andava a braccetto con espressioni creative e originali. Cosรฌ ogni anno la manifestazione organizzata da Luca Iaccarino, Stefano Cavallito, Matteo Baronetto conquista terreno, parte con le piole e passa ai bistrot, coinvolge i ristoranti e ospita superchef e poi chiude tutto con evento finale per centinaia di (felici) ospiti: il pranzo della domenica che riconcilia con quella cucina domestica che tanto smuove gli animi. Il fatto che sia al Castello di Rivoli, museo di arte contemporanea e sede – in passato – del pionieristico e favoloso Combal.Zero di Davide Scabin, mette insieme cibo, arte e bellezza (come da claim della manifestazione), cucina alta e bassa, ragione e sentimento, e – soprattutto – riunisce tutti intorno allo stesso tavolo in nome di una sola cucina: quella buona (con il plus della panna cotta di Antiche Sere).
Niente da mostrare
Resetยฉ Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novitร del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
ยฉ Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd