Trend vitivinicoli

Il 2026 sarà l'anno del Lambrusco. Le previsioni di Bloomberg sui consumi di vino

Fresco, informale, possibilmente frizzante: ecco le caratteristiche per avere un posto d'onore sulla scena vitivinicola dell'anno

  • 02 Gennaio, 2026
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Prevedere come cambierà il vino nel 2026 è un esercizio difficile, come osserva Bloomberg nell’ articolo sui trend del nuovo anno. Tra incertezze geopolitiche, dazi e consumi in calo, il settore sta vivendo una fase turbolenta.  E il vino, più che arretrare, sta cambiando volto. 

Che vino ci aspetta, quindi? Meno formale e più funzionale. Più bianco, più mosso, spesso spumante. Attento al clima, al contesto, al valore. Non si avrà una perdita di identità, ma un cambio di tono che forse riporterà con più facilità la bottiglia al centro della tavola.

Il 2026 sarà tra gli anni più caldi

Tra i cambiamenti in corso, c’è in primis quello climatico. «Secondo il Met Office del Regno Unito, il 2026 sarà tra i quattro anni più caldi mai registrati» scrive Bloomberg. Temperature più alte, eventi estremi e vendemmie anticipate stanno già spostando vigneti e scelte produttive verso zone più fresche e meno prevedibili. Ma nel futuro del vino ci sono altre componenti che concorrono a una sua rilettura.

Le bollicine protagoniste del 2026

Nel 2026 per le bollicine è prevista un’ulteriore crescita. Non tanto dello Champagne, in quanto «le vendite stanno crollando», ma della categoria di vini spumanti e frizzanti nel loro insieme. Le bollicine faranno sempre più parte della quotidianità, accompagnando cucine informali, momenti non celebrativi, occasioni normali. Come scrive Bloomberg, le bollicine sono diventate un vero “lifestyle wine”, qualcosa da bere senza cerimonia e senza sovrastrutture.

Lambrusco, il vino del presente

Oltre naturalmente al Prosecco, tra i vini citati, il Lambrusco diventa uno di quelli destinati a intercettare i consumi futuri, insieme a crémant francesi, sekt tedeschi e bollicine da territori emergenti. Il Lambrusco secco, gastronomico, territoriale risponde perfettamente alle nuove esigenze: gradazioni moderate, versatilità a tavola, prezzo accessibile e identità riconoscibile.

I nuovi bevitori

Buone notizie anche riguardo alle nuove generazioni: secondo i nuovi dati del 2025 US Wine Consumer Benchmark Segmentation Study, la Gen Z «ha aumentato i consumi di vino nell’ultimo anno, in modo molto simile a quanto accaduto alle generazioni precedenti una volta raggiunta l’età adulta». Lo studio evidenzia inoltre che i millennial, nati tra il 1981 e il 1996, «hanno superato i baby boomer diventando il principale gruppo di consumatori di vino negli Stati Uniti», segnando un passaggio generazionale significativo nei modelli di consumo. 

GenZ e millennial quindi consumano vino, ma lo fanno in maniera più informale. Scelgono wine bar di vino naturale, piccole fiere di vini artigianali, e la cultura pop dove il vino diventa elemento di serie tv come Emily in Paris, o commedie romantiche come Champagne problems.

E la ristorazione? Si adegua: carte dei vini più corte, meno descrittive, talvolta sostituite dal dialogo diretto. Una semplificazione che non è impoverimento, ma adattarsi a un pubblico che chiede meno retorica e più elemento umano.

Il vino che verrà

I vini a basso o nullo contenuto alcolico non sono più una nicchia sperimentale: sono stabilmente nei ristoranti e nelle carte, sostenuti da investimenti importanti da parte di diversi paesi e da un miglioramento della qualità. «Il gruppo Castel ha annunciato un investimento di 10 milioni di euro in un impianto di produzione senza alcool nella Valle della Loira» e anche in Italia si sente odore di cambiamenti in arrivo dopo il via libera per la produzione di vini dealcolati.

Parallelamente, i vini bianchi continuano a crescere, superando i rossi in molti mercati chiave. Freschezza, immediatezza, bevibilità sono diventati valori guida che sono una risposta a un nuovo equilibrio tra gusto, abitudini e stili di vita.

 

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