Libero scambio

"Per il Prosecco massimo risultato dall'intesa con l'Australia". Consorzio e Coldiretti rispondono alle critiche

Soddisfatto il presidente Guidolin che parla di un buon compromesso. Dubbi di Federvini e Assodistil sulla tutela delle Ig (grappa compresa), mentre il Ceev incalza: "Accelerare con l'entrata in vigore"

  • 01 Aprile, 2026
Per vedere più contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere più contenuti, aggiungici alle fonti preferite

L’intesa Ue-Australia in materia di commercio del Prosecco divide produttori e associazioni. I distinguo sull’intesa di libero scambio siglata il 24 marzo scorso a Canberra sono numerosi, sia in Italia sia in Australia. I viticoltori aussie – lo abbiamo scritto – accusano l’Ue di protezionismo per aver impedito loro di esportare tra dieci anni il proprio spumante da uve “prosecco” made in Australia usando la dicitura “Prosecco” in etichetta. Mentre in Italia, non tutte le associazioni hanno accettato l’esito delle diverse clausole di una trattativa decennale che, come spesso accade, è sfociata in un compromesso.

In sintesi, tra chi ha salutato con favore l’eliminazione dei dazi sui vini Ue c’è la Federvini, ma la federazione aderente a Confindustria ha dichiarato di non essere soddisfatta dal capitolo sulle indicazioni geografiche che include Prosecco e Grappa. Allo stesso tempo, importanti player della spumantistica come Sandro Bottega hanno protestato contro una situazione paradossale, una sorta di legalizzazione delle imitazioni, che minaccia il made in Italy e rischia di danneggiare le imprese. Anche Assodistil ha espresso dubbi per una Grappa Ig non pienamente tutelata. Su sponde opposte, il Consorzio del Prosecco Doc, così come la Coldiretti Veneto che considerano l’accordo il massimo risultato possibile, alla luce di un Paese – l’Australia – che negli anni si è costantemente rifiutato di riconoscere alcuni marchi agrifood europei, dai vini al prosciutto fino al formaggio feta.

Il pragmatismo della Doc Prosecco

Sul lato del Consorzio Doc Prosecco, sembra non ci siano più preoccupazioni. O, meglio, le esigenze di totale difesa della Ig Prosecco si sono scontrate con la strenua resistenza degli australiani a difendere il loro spumante in regime di italian sounding. Il risultato è un bagno di concretezza dell’ente trevigiano che, col presidente Giancarlo Guidolin, afferma: «Non posso che esprimere una certa soddisfazione per il risultato raggiunto. Risale al 2014 la nostra prima trasferta in Australia per cercare di avviare un confronto coi produttori e individuare, lo sapevamo già allora, un compromesso. Confronto che giunge finalmente a conclusione col riconoscimento, anche dell’Australia, della nostra Ig». Un risultato insperato fino a qualche anno fa.

E sul fatto che per 10 anni gli aussie potranno esportare le bollicine in quei mercati dove la Doc veneto-friulana non è protetta: «Vero – risponde Guidolin – ma già, di fatto, lo potevano fare». Infine, rispetto al fatto che gli australiani potranno proseguire a usare il termine “Prosecco” sul mercato interno, il presidente del Consorzio conclude: «Come mera indicazione varietale potrà continuare a essere utilizzato, e con rigide normative in materia di etichettatura, per evitare di ingannare il consumatore sulla vera origine del vino».

Giancarlo Guidolin

Massimo risultato possibile per Coldiretti Veneto

«Abbiamo ottenuto il massimo possibile nell’accordo con l’Australia», è il parere di Giorgio Polegato, presidente della Consulta vitivinicola di Coldiretti Veneto, secondo cui insistere sulla tutela al 100% della Doc è «un falso problema». Il motivo? «Sia l’Australia sia il Brasile producono un vino “prosecco” in quantità così limitate che non danneggia il mercato della Dop. Sappiamo che esiste, ma si tratta di nicchie rispetto ai volumi complessivi della denominazione. Per di più, è un prodotto copiato nel nome ma che non somiglia a un Prosecco. Infine, sui mercati esteri, questo fenomeno avrà una durata limitata a dieci anni». In sostanza, se ci fosse stato un reale pericolo per l’economia della denominazione, ci sarebbe stata una mobilitazione molto superiore.

«Certamente – aggiunge Polegato – se da oggi a domani non lo facessero più sarebbe meglio, ma considerando le difficoltà dei negoziati sia col Brasile e ora con l’Australia non vedo perché entrare in casa altrui a dettare le regole di produzione. Anzi, sono convinto che tra dieci anni nessuno andrà a impiantare un vigneto di prosecco in Australia». Il lavoro, quindi, si sposta sul consumatore: «L’Italia piuttosto dovrà fare un lavoro sugli australiani, e spiegare loro che esiste un prosecco fatto nel loro Paese e che ci sono aree vocate, in Italia, da cui si origina il vero Prosecco».

|Prosecco Doc -vigneto a Polcenigo - foto Consorzio Prosecco Doc

Prosecco Doc -vigneto a Polcenigo – foto Consorzio Prosecco Doc

I dubbi di Federvini sulle Ig

Giacomo Ponti, presidente di Federvini, incassa i vantaggi di un’intesa commerciale che azzera i dazi e introduce una prima forma d tutela delle Ig europee. Troppo importante, coi dazi Usa in vigore e l’export che nel 2025 ha vacillato, la necessità di allargare confini e mercati d’esportazione per vini e spirit. Ma c’è un ma: «Bisogna migliorare il capitolo sulle Ig, da cui ci saremmo aspettati di più», rimarca Ponti. L’intesa di libero scambio Ue-Australia elimina, infatti, le tariffe su vini (inclusi spumanti e vini aromatizzati) e su bevande spiritose, con un azzeramento dei dazi attualmente al 5%.

Si aggiorna, poi, l’accordo bilaterale sul vino in materia di protezione delle menzioni tradizionali, ma «non convince fino in fondo la soluzione prospettata per il Prosecco. Pur prevedendo un phasing out di 10 anni sui vini australiani esportati – ha sottolineato il presidente di Federvini – i produttori locali potranno continuare a usare tale denominazione nel mercato interno. E desta perplessità la circostanza che i produttori australiani potranno avvalersi ancora della denominazioneGrappa“, purché ne dimostrino il precedente utilizzo nei 5 anni (grandfathering; ndr) antecedenti all’entrata in vigore dell’accordo». Insomma, il capitolo sulle Ig andrà monitorato molto attentamente nella definizione dei dettagli dell’intesa tra le parti, che è tuttora in corso.

Giacomo Ponti – presidente Federvini 2025

Lo scetticismo di Assodistil

Scettica anche Assodistil, che rappresenta dal punto di vista industriale le imprese distillatorie italiane, compresa quelle di Grappa, finalmente tutelata da un Consorzio. «Per noi è molto importante la protezione della Grappa Ig prevista dall’accordo, che consentirà una reale tutela del brand nel continente australiano, nonostante la clausola digrandfathering” che consideriamo un po’ troppo morbida a favore dei produttori australiani e che permetterà ad alcuni brand locali di continuare ad utilizzare il termine Grappa». afferma il direttore Sandro Cobror, conversando col settimanale Trebicchieri del Gambero Rosso.

Secondo l’Assodistil, anche l’azzeramento dei dazi dal 5% allo 0% è un segnale positivo per l’export di spiriti europei. «Tuttavia – chiarisce Cobror – nel caso specifico della Grappa, sia per la particolarità del prodotto che per la sua intrinseca natura di nicchia, il target non può che essere quello di un posizionamento premium, coerente col mercato australiano molto attento alla tradizione e territorialità dei distillati».

||

|Italy -Trentino Alto Adige|Sebastiano Caffo

I numeri del vino in Australia e gli auspici del Ceev

L’Australia è un mercato importante per l’Europa e viceversa. Ma non determinante, essendo l’undicesimo cliente. Nell’anno commerciale 2024/25, secondo dati Ceev, l’Ue ha esportato 305 milioni di euro di vini verso l’Australia (per il 50% spumanti) che, a sua volta, ha venduto in Europa 155 milioni di euro di vini (contro i 171 mln del 2024). L’Italia, nel 2025, ha esportato verso l’Australia circa 71 milioni di euro di vini, in lieve diminuzione sui 72,2 mln del 2024. Circa 23,5 milioni di euro sono di solo Prosecco a Dop, al quarto anno consecutivo di calo dopo i 28,5 mln del 2022 (secondo dati Istat sul commercio estero).

Marzia Varvaglione

«La tutela delle Ig del vino è stata tra gli elementi più delicati della negoziazione, con implicazioni che vanno oltre l’Australia», secondo Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del Ceev, che torna così sul Prosecco: «L’eliminazione graduale dell’uso del termine Prosecco per le esportazioni australiane, assieme a norme di etichettatura chiare per evitare confusione tra i consumatori quando i produttori australiani utilizzano sul mercato interno il termine prosecco come nome di un vitigno, non è un risultato negativo, considerando la complessità delle discussioni». Anzi, proprio il maggiore sindacato europeo di categoria, presieduto dall’italiana Marzia Varvaglione, che parla di «opportunità concreta per le imprese» sta spingendo per una «rapida ratifica istituzionale» dell’intesa in modo che entri in vigore «senza ritardi».

© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd