Sessantuno realtà enologiche, un padiglione di oltre 2mila metri quadri, tre consorzi (Roma Doc, Cesanese di Olevano Romano e Atina Dop) e un sistema integrato di promozione curato da Arsial con il contributo della Camera di Commercio di Roma: si presenta così – unita – la viticoltura del Lazio a Vinitaly. Il concept per l’edizione 2026 è “Scopri la Dolce: benvenuti nel Lazio”, dove il vino si inserisce nel contesto dell’accoglienza e della cucina patrimonio Unesco.

presidente Arsial Massimiliano Raffa
«Non abbiamo costruito solo uno spazio espositivo per Vinitaly, ma abbiamo costruito una filiera di valore», sottolinea il presidente Arsial Massimiliano Raffa alla conferenza stampa di presentazione, dove le parole chiave sono aggregazione e comunicazione. «Il nostro – continua Raffa – sarà il padiglione più bello di Vinitaly (parole sottoscritte anche dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida; ndr). All’esterno ci saranno gli Acquedotti romani e poi un omaggio alla Dolce Vita che continua anche all’interno, grazie alle foto e ai video che Cinecittà e l’Istituto Luce ci hanno messo a disposizione».
Al centro del padiglione, che si divide su due livelli all’ingresso Cangrande, c’è l’Enoteca regionale delle eccellenze, concepita come punto di accesso e sintesi dell’offerta vitivinicola laziale. Cuore della programmazione, saranno, invece le masterclass blind tasting, realizzate in collaborazione con la Fondazione nazionale sommelier. Si aggiunge un ricco palinsesto di degustazioni, il lancio di un podcast che vedrà la partecipazioni dei produttori e incontri tematici dedicati ai vitigni autoctoni, alle denominazioni e alle espressioni più rappresentative del territorio.
Sul fronte b2b, attraverso il coordinamento Arsial, la presenza del Lazio a Vinitaly punta a rafforzare il posizionamento del vino regionale nei mercati esteri attraverso incontri con buyer e attività di matching con le aziende.

Con circa 18mila ettari di vigneto e oltre 350 cantine attive, la filiera vitivinicola rappresenta una componente strategica dell’agricoltura e dell’economia regionale. La produzione si attesta intorno ai 730mila ettolitri annui, con una prevalenza di bianchi, che costituiscono il 75% del totale.
«Siamo partiti tardi, ma andiamo veloce», dice Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, che guarda al futuro: «Ora dobbiamo aumentare i fatturati delle nostre aziende».

Giancarlo Righini
«Oggi ricerca e innovazione sono tornati al centro delle attività regionali per anni trascurati. Stiamo lavorando sui vitigni resistenti e su quelli autoctoni, senza trascurare la parte della promozione e dell’enoturismo che può rappresentare un’attività di diversificazione molto interessante», dice Giancarlo Righini, assessore al Bilancio e all’Agricoltura, che scommette sulla rappresentazione della Dolce Vita: «Al mio primo Vinity mi colpì che il padiglione Lazio fosse il primo che si incontrava entrando in Fiera, ma che sembrava quasi un tendone della Protezione civile, come se essere a Vinitaly fosse solo un adempimento burocratico. In poco più di un anno abbiamo cambiato la nostra immagine e sono convinto che quest’anno la Dolce Vita attrarrà i visitatori per scoprire quanto di bello e di buono c’è da conoscere nel Lazio».
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