Il vero sapore della notte di Natale? Per me è quello dolce del pomodoro di scocca (o a scocca). Non un’anomalia stagionale o uno scherzo della memoria, ma una tradizione che parla proprio dello scorrere del tempo e del ritmo delle stagioni scandito dalla sapienza contadina che sapeva come fare conserve per l’inverno.

Siamo (anzi eravamo) in Sicilia. E a fine agosto queste schiere di bottoncini rossi (preferibilmente di varietà seccagno), appena raccolti e ancora non del tutto maturi, facevano la loro comparsa nel sottoscala dei nonni, all’aria aperta, intrecciati e appesi a grappoli mediante la scocca (la corona).
«Non li toccate», ammoniva la nonna, mentre noi bambini ci aggiravamo nei dintorni pericolosamente muniti di fionda e pietre. Con il loro colore rosso, le sfere pendenti erano dei bersagli perfetti per delle piccole pesti in semilibertà nella grande casa di campagna. Ma grazie alle galline che, venendoci dietro, si offrivano come nuovi obiettivi, i pomodori di scocca miracolosamente, restavano là. Ogni tanto qualcuno cadeva giù da solo, nella lunga battaglia della vita, mentre gli altri a poco a poco, perdendo l’acqua, si raggrinzivano, guadagnandoci in dolcezza. Col passare dei mesi e l’arrivo dei primi freddi ci dimenticavamo di loro fino alla notte di Natale, quando quei grappoli li ritrovavamo in cucina.

|
Per me era la certezza di non restare a stomaco vuoto. La loro rassicurante presenza mi salvava, infatti, dalla portata principale che non era esattamente quello che oggi ci si aspetterebbe da un menu per bambini (ma tant’è): u piscistoccu alla messinese. Lo stoccafisso, insomma (e non chiamatelo baccalà!) che intanto si era preparato al grande evento della Vigilia con lunghi ammolli in acqua. A dire il vero, non era proprio alla messinese, ma all’uso dei nonni, secondo la cui antica sapienza tutto andava cotto sulla brace.
Così, mentre i grandi erano indaffarati davanti al fuoco, io aspettavo con ardore il mio piatto di pomodorini di scocca (neppure loro, per fortuna, si salvano dal passaggio sulla brace), schiacciati fino a diventare un vero sughetto, e poi conditi a freddo con olio novello (preso di nascosto, perché la filosofia dei nonni era finire prima le scorte degli anni passati), sale e origano abbondante. Arrivava, poi il pane abbrustolito (sulla brace anche quello, ovviamente) e iniziava la festa.
Sì, sughetto di pomodoro e pane abbrustolito erano la mia cena della Vigilia di Natale… ma che dolcezza inarrivabile! Di tanto in tanto qualcuno provava a buttarmi dentro un pezzo di stoccafisso (per lo più rimandato al mittente), fino quando – Natale dopo Natale – iniziai ad apprezzare il pasto completo. Ma non erano più i tempi delle fionde. E a poco a poco neppure quelli della grande casa di campagna, degli ammonimenti della nonna, delle tavolate giganti.

Oggi il menu – a prova di bambini (di altri bambini, ovviamente) – prevede tante e più eleganti portate come insalata di mare, risotto gamberi e pistacchio, braciole di pesce spada, totani ripieni, ma è quando arriva – perché arriva ancora – il momento del pesce stocco con i pomodorini di scocca che è davvero Natale. Allora mi metto comoda, mi rimbocco le maniche del maglione, prendo il pane e, senza fretta, inizio ad affondarlo nei ricordi.
Foto di apertura di Francesco Vulcano
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd