Inversione di tendenza

Gennaio non è più il mese dell'astinenza dall'alcol: ecco perché il Dry January non attira più come prima

In Italia come negli Stati Uniti il primo mese dell'anno non è stato totalmente analcolico. Il consumo non aumenta, ma cambia: meno ideologia, più pragmatismo (e concessioni personali)

  • 04 Febbraio, 2026
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Per anni gennaio è stato il mese della pausa e della rinuncia dichiarata dall’alcol. Oggi, però, il Dry January sembra avere meno forza simbolica. Non tanto perché si beva di più, quanto perché si beve in modo diverso. Il cambio di rotta non riguarda solo l’Italia, dove il mese dell’astinenza non ha mai attecchito più di tanto (ne abbiamo parlato qua), ma anche all’estero, come scrive Business Insider, che restituisce il punto di vista dei bar americani: il mese tradizionalmente più “lento” per gli alcolici, quest’anno mostra segnali di continuità con il resto della stagione.

Un gennaio meno “Dry”

Bartender con lunga esperienza parlano di un gennaio sorprendentemente attivo, soprattutto negli eventi aziendali. Il dato interessante non è la quantità, ma la composizione della domanda: meno mocktail, meno alternative analcoliche, più distillati. Un cambio di rotta rispetto al 2024, quando l’offerta low o no alcol sembrava destinata a occupare stabilmente il centro della scena.

Fine della demonizzazione dell’alcol?

Secondo l’analisi proposta, il contesto culturale è cambiato. Negli ultimi anni il discorso sull’alcol si è fatto radicale: prima l’eccesso normalizzato, poi la condanna netta, soprattutto dopo la pandemia. Oggi la narrazione sembra cambiare ancora una volta. Non si nega che l’alcol abbia un impatto sulla salute, ma viene collocato in una zona grigia: non ideale, non virtuoso, ma socialmente funzionale. In questo quadro, l’idea di un mese di astinenza totale perde parte del suo senso, soprattutto per chi ha già ridotto i consumi nel quotidiano.

Quando una tendenza raggiunge il picco

Come osserva VinePair, spesso le tendenze culturali iniziano a perdere presa proprio quando raggiungono la massima diffusione. Il Dry January, da gesto distintivo, è diventato pratica mainstream. E come tale, smette di essere percepito come necessario. Tuttavia, non scompare, ma si frammenta: settimane parzialmente “dry”, concessioni nel week-end, compromessi personali.

La conferma nei numeri

I dati citati da Business Insider rafforzano questa lettura. «Un sondaggio di fine 2025 dell’Iwsr -si legge su Business Insider – che copre l’industria delle bevande alcoliche, ha rilevato che l’interesse per un mese di astensione dall’alcol si sta bloccando tra i Gen Z di tutto il mondo. L’interesse di ricerca di Google per il termine negli Stati Uniti è in calo», mentre CivicScience segnala un aumento di chi abbandona il proposito prima della fine del mese.

Per il settore del vino e degli spirits, il messaggio è chiaro: il consumatore sembra meno interessato ai gesti simbolici e più alle scelte quotidiane. Meno proclami salutisti, più attenzione al contesto, alla qualità, al perché si beve e in tutto questo il Dry January non è finito. Ha semplicemente smesso di essere una bandiera.

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