Carnevale

Perché Novara fu ribattezzata “Biscottinopoli”: la storia dei biscotti cotti due volte

Nati nel Cinquecento dalle monache e diventati simbolo del Carnevale con Re Biscottino, sono il dolce identitario della città. E c’è un laboratorio storico che li fa ancora come una volta

  • 12 Febbraio, 2026
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Semplici, friabili, irresistibili: i biscotti di Novara sono così indissolubilmente legati al loro territorio che nel 1872 la città venne ribattezzata Biscottinopoli in occasione del Carnevale. Dolcetti dalla forma allungata fatti con uova, zucchero e farina, che da sempre rappresentano il fiore all’occhiello dell’arte dolciaria locale, e che hanno dato il nome alla celebre maschera di Re Biscottino. La loro caratteristica? La doppia cottura, dei bis-cotti a tutti gli effetti. 

I biscotti di Novara e la maschera di Re Biscottino

La ricetta è stata inventata dalle monache del Cinquecento ed è rimasta da allora pressoché invarianta: l’unica differenza è l’uso dello zucchero – dai primi del Novecento – al posto del miele, in passato più comune nelle campagne novaresi. Sono nati come dono per il vescovo, questi dolcetti chiamati così perché cotti due volte, dapprima ad alta temperatura e poi essiccati a 50°C, e in breve tempo sono divenuti il simbolo della città.

Foto di Associazione Re Biscottino Onlus

Tanto che tre secoli dopo, un comitato composto da commercianti ed esponenti dell’alta nobiltà decise di dare una nuova veste al Carnevale, con un personaggio folcloristico che ha conquistato il cuore di tutti, Re Biscottino. Da sempre accompagnato dalla Regina Cüneta, che deve il nome all’omonimo canale realizzato dai Savoia intorno ai Baluardi di Novara, fondamentale per convogliare l’acqua piovana. Insieme ai sovrani, poi, una corte di dame, nobili e mastri artigiani. 

I biscotti di Novara di Camporelli

A Novara, si sa, dici biscotto e dici Camporelli, realtà nata nel 1852, che fin dall’inizio ha ripreso la tradizione dei biscotti, rendendola immortale. Nel biscottificio, i dolci vengono disposti ancora oggi su carta e cotti in forno a pietra, un marmo serpentino che consente di fare una prima e rapida cottura ad alta temperatura (300°C). Ogni biscotto viene poi staccato manualmente e confezionato con sapienza nello storico laboratorio di Vicolo Monte Ariolo 3, unico punto vendita del marchio. Oltre alla versione classica, ne esiste una con copertura al cacao, e per i più golosi ci sono anche i Triscotti, che si distinguono per la fase finale di tostatura.

Camporelli dal 1852

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