Anni Sessanta, come in 50 special dei Lunapop. Ma per i torinesi niente Vespe truccate: vacanza voleva dire prendere il treno per Savona, il treno per il mare. E mio padre cominciava a metterci tutti in allarme, me, mia sorella, mia madre, appena si intravedeva un accenno di montagne: “Fra poco siamo a Ceva, bisogna fare in fretta per la frittata”. E già perché la fermata in stazione non durava molto e toccava sbracciarsi dai finestrini, soldi alla mano, per aggiudicarsi il mitico panino con la frittata che i gestori del Caffè della Stazione venivano a vendere al binario, con tanto di carretti per trasportarne tanti e in fretta. Ed era tutto un vociare di richiami, di braccia protese. Gran soddisfazione di mio padre per l’obiettivo raggiunto, e per me il ricordo nettissimo di vacanze d’altri tempi, a ritmo slow.
Oggi, dal 2014, la frittata di Ceva si è conquistata la De.Co, ma il caffè della stazione è chiuso da 4 anni e niente rito della frittata. E dire che quella stazione è una tappa importante, l’unico sbarco per raggiungere le vallate della Comunità Montana. L’assessore al turismo e agli eventi, Luca Prato , raggiunto telefonicamente, assicura che si sta facendo di tutto per riaprire il bar: “ma è di proprietà delle ferrovie e la cessione non è facile, però è quello a cui puntiamo. Anche se nel centro storico in via Marenco c’è La Vecchia Latteria che fa ancora la frittata, su ricetta originale di un cebano che l’ha custodita negli anni, e alla Mostra del Fungo che si tiene la terza domenica di settembre, quest’anno 65° edizione, la frittata non manca mai, anche con la collaborazione di docenti della nostra scuola di cucina CFP, e del professor Paolo Pavarino”

Erano stati proprio i gestori del Caffè-Ristorante della Stazione, Pietro e Angelina Benedetto, ad avere l’idea negli anni Trenta. Nel 1933 era stata conclusa la tratta ferroviaria Fossano-Ceva e nella nuova stazione c’era il Bar Ristorante Buffet, un evento. Pietro e Angelina lo presero in gestione nel 1935. Avevano lavorato per un po’ in ristoranti in Francia e imparato a fare l’omelette “ comme il faut” .E avevano aggiunto erbe aromatiche selvatiche raccolte sui versanti delle Alpi Marittime: era nata così la frittatina alle erbette di Ceva, a farcire una bella rosetta, una biova , un panino ruspante insomma. Che divenne subito famoso
Dopo i Benedetto arrivarono altri gestori, i La Pietra, i Porro. E tutti continuavano a fare il panino con la frittata, spesso aggiungendo qualche tocco personale.
Il panino della stazione di Ceva diventava sempre più famoso. Poi arrivò l’utilitaria, le gite al mare in macchina sulla Millecento come cantava Rino Gaetano e il treno attraeva meno. Così i leggendari panini con la frittata si spostavano sempre più spesso sugli autogrill dell’autostrada Torino-Savona appena inaugurata. Oggi anche quella possibilità è finita, l’unico autogrill a tentare un panino alla frittata sta a Carmagnola, prima uscita dopo Torino…
Ma all’epoca – fino agli anni ’80 si continuò a venderlo al binario – il panino con la frittata di Ceva era un rito irrinunciabile, quasi la prova ufficiale di aver effettivamente effettuato quel viaggio al mare.
Al punto come si detto di meritarsi la “De-Co”, ovvero la “Denominazione Comunale”: con un apposito “Regolamento” che ne stabilisce le caratteristiche tipiche « Il pane preferito per il Panino con la Frittata è la pagnotta conosciuta come “rosetta”. Le erbe utilizzate sono soprattutto quelle spontanee che crescono sul territorio di Ceva nelle diverse stagioni (es. prezzemolo, basilico, menta, origano, erba pera, rucola selvatica, spinaci di montagna). Tradizionalmente la frittata non deve essere di colore troppo scuro e in tutte le varie ricette è previsto l’uso di insalata (es. Scarola, Indivia, lattuga, tarassaco e cicoria)… Le uova utilizzate devono essere biologiche o allevate a terra».
Queste le regole irrinunciabili anche se dopo tanti anni la ricetta originaria del Panino con la Frittata non è stata trasmessa da uno all’altro gestore e in pratica esistono diverse ricette, variabili per piccoli dettagli, a seconda della verdura di stagione.
La cosa veramente importante è un’altra: far tornare il panino con la frittata di Ceva alla Bar della Stazione. Dove tutto è cominciato.
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